







Rieccomi.
Dopo il "riscaldamento" di Sabato 20 marzo, eccoci giunti alla tappa regina di questa riveduta festa di primavera: il "Glendora Mountain Loop", o giro di Glendora Mountain.
Dopo un'attenta preparazione della bici, ed una colazione capace di nutrire una famiglia per una settimana, si parte.
Direzione Pacific Coast Highway, poi verso Los Angeles per una trentina di Km, fino ad incrociare il San Gabriel River. questi 30 km sono di riscaldamento, dato che al mattino non c'è vento ho potuto divertirmi a guardare le centinaia di surfisti che tentano, con più o meno successo, di cavalcare le onde di Newport e Huntington Beach.
Una volta raggiunto il fiume si svolta "a monte" e si risale il corso del fiume lungo una pista ciclabile, molto più brutta di quella del Santa Ana river descritta nella prima tappa e con fondo piuttosto sconnesso, per altri 60, lunghissimi km. In questo tratto si prendono circa 200 metri di dislivello, quasi tutti con dei "Gradoni" corrispondenti alle diverse chiuse che ci sono sul letto del fiume per il controllo delle acque. In ogni caso, questi km sono psicologicamente un massacro. Fortuna che per una ventina di km ho potuto sfruttare la scia di un paio di frustagomme locali che viaggiavano poco sotto ai 40 all'ora, con ritmo costante.
A questo punto siamo ai piedi delle montagne, dieci km di "Sierra Madre Avenue" per raggiungere l'inizio della salita ed è fatta, dopo 100 km si può cominciare. Siamo sulla mitica "Glendora Mountain Road", che in 15 km al 5 % porta fino ai 1.000 metri di altitudine, su una strada "europea" con molte curve e qualche tornante, che fatta in discesa con le gambe fresche è fantastica. E fantastici sono gli scorci sulla piana di Los Angeles sottostante, la foto pubblicata non rende giustizia alla dimensione degli spazi.
Una volta raggiunta quota 1.000, comincia uno dei tratti paesaggisticamente più belli e ciclisticamente più complicati: una serie di mangia e bevi che in 8 km portano ai piedi della seconda salita della giornata. Da qui si vede l'innevato Mount Baldy (che ospita piste da sci operanti da dicembre a marzo) e qualche aquilotto (in foto) e, grazie a due ulteriori fotografie di repertorio (gita di ottobre dello scorso anno, quando ho scoperto queste montagne) si può vedere quanto è bello.
Ora, questo tratto paesaggisticamente è impagabile, ma non si riesce a prendere il ritmo, ci si raffredda dalla salita senza recuperare mai davvero, insomma, è uno spaccagambe che prepara allo strappo successivo, che è più breve (7 km) ma un po' più ripido,con tratti al 7 - 7,5% e porta ai 1350 metri, che sono la cima coppi della giornata. Con le gambe memori dei muri del giorno prima, ho preso una cotta di quelle memorabili, e mi sono chiesto, dato che mancavano una novantina di km: "e adesso come ci torno a casa??". Ho allora inserito le ridotte, la ventola al massimo (in quota, all'ombra e su versante nord c'erano 20 gradi...) e mi sono trascinato fino al punto di ristoro del Baldy Village, una fontanella all'ombra davanti all'ufficio postale. 5 minuti di pausa in più del previsto e la consolazione di non aver programmato di risalire Mount Baldy fino alla partenza degli impianti di risalita, evitando 700 metri di dislivello in 7 km, sono stati sufficienti per recuperare energie mentali.
Giu in picchiata dalla Mount Baldy Road, una discesa senza freni da 70 - 80 kmh, e sono di nuovo a valle, sopra i 30 gradi, volando i 30 km che mi separano dall'ultima (almeno sulla carta) asperità della giornata, grazie ad una strada che continua impercettibilmente a scendere.
al km 170 si attacca il Carbon Canyon, uno strappo al 7,5 % di circa un km che poi degrada, con un paio di dolorosissimi ancorchè brevi "richiami", fino al Santa Ana River Trail, passando per Kraemer Boulevard, che è interminabile causa semafori. Si noti, nelle ultime 2 fotografie, che più che in Southern California sembra di essere in Irlanda, dato il verde brillante dell'erba nata con le piogge, abbondanti per queste zone, che si sono avute nei mesi invernali.
Arrivato al fiume, sono ormai a 25 km da casa, ma ecco la, purtroppo preventivata, cattiva sorpresa: l'abituale vento oceanico è contrario (che vuoi, il fiume va verso l'oceano e l'aria al pomeriggio dall'oceano verso terra, quindi si poteva solo sperare al miracolo), e questi km diventano un supplizio a tutta a 28 kmh, nonostante la leggera pendenza favorevole.
Ma poi arriviamo alla fine a casa, 7h e 52 minuti di pedale dopo la partenza, 215 km, 1915 metri di dislivello e 27,7 kmh di media. Ho bevuto 5 litri d'acqua e mangiato 8 panini (ma quanto mi manca Jacky con i suoi puffetti), e in totale ho portato la festa di primavera ai 350 km: tradizione rispettata e divertimento (e fatica) assicurati!
Alla prossima e buone pedalate a tutti.







